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Mostra di pittura di Giuseppina Mondelli Stampa E-mail

PIRGIANO              Anno IX- n. 5, Settembre- Ottobre 1998

Nel Chiostro di Palazzo S. Francesco

Ciro Marino

 Una interessante esposizione di lavori pittorici è stata allestita nel Chiostro di Palazzo San Francesco- Sede del Municipio di San Giovanni Rotondo, dal 1 al 6 agosto 1998.

L’autrice, studentessa presso l’Università agli Studi de L’Aquila, autodidatta nel campo delle arti pittoriche, possiede una innata passione per la pittura, come ha rivelato con circa 30 quadri esposti ed apprezzati dal pubblico, con soggetti ritrattistica di natura morta e di suggestivi paesaggi.

Giuseppina Mondelli, novella pittrice, alle prime esperienze creative, crede fermamente nel lavoro concepito in questo modo, badando sempre e solamente al risultato, all’opera singola, al traguardo che si propone di raggiungere, scansando tutto il gioco ansioso di identificarsi in quella corrente, in quel gruppo o sottogruppo artistico, cui si abbandonano voluttuosamente tanti giovani agli esordi nell’universo della pittura.

Giuseppina Mondelli è una non allineata, una “mano libera”, al punto che sarebbe difficile

 

e comunque inutile, classificare il suo modo di dipingere. La verità è che lei prende ciò che le serve un po’ dappertutto, percorrendo il vasto repertorio dell’arte senza timori o riverenze fuori luogo.

Giuseppina non ha timori o timidezze nel servirsi di tecniche o dimensioni espressive, dall’immagine all’oggetto, per evocare i brani delle sue riflessioni. Sostanzialmente esse si muovono tutte sul piano di un sincronismo concettuale ed emozionale. Le sue opere lavorano sulla compresenza, sulla simultaneità d’azioni di tempi, oggetti materiali diversi e magari opposti tra loro.

Siamo di fronte a  dei lavori già ricchi di risultati apprezzabili e stimolanti, capaci di “servirsi” dell’ampio territorio espressivo che si è determinato nell’arte contemporanea, senza racchiudersi in una formula pregiudiziale e limitante, ma anzi capace di spaziare, anche nei termini di una salutare ironia ed autoironia, su una ricerca antropologica approfondita e seria, ben lontana dalla vacuità dell’effimero e del gioco fine a se stesso.

 
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